I principi ispiratori

Sono essenzialmente due le spinte propulsive che danno dinamismo al progetto: la volontà di contribuire a colmare una lacuna presente nella cultura italiana la quale è troppo poco attenta a tutto ciò che proviene dal mondo delle scienze; l’intenzione di fornire una guida a tanti giovani laureati di discipline scientifiche nella ricerca di una professionalità che oggi viene resa sempre più difficile da ottenere.

Le occasioni oggi in Italia dedicate alla divulgazione scientifica sono poche, anche se talune sono di grande effetto e richiamano un elevato numero di persone, ma rimangono pur sempre limitate se messe a confronto con le numerose proposte di carattere storico-artistico-archeologico. Sembra che in Italia le scienze siano considerate “sorelle minori” tra le forme dell’espressione del pensiero umano. Siamo molto distanti in questo contesto da quei paesi sia europei che d’oltreoceano nei quali ad esempio sono presenti storiche istituzioni che contano annualmente presenze di pubblico a sei zeri.

La situazione non cambia se passiamo a guardare la scuola, dove lo spazio destinato alle materie scientifiche per una tradizione tipicamente italiana è particolarmente angusto. A questo si deve poi aggiungere in questi ultimi anni una crisi strutturale che sta decisamente ridimensionando le risorse ad essa disponibili, situazione che a dir il vero colpisce tutte le materie indefferentemente.

Eppure in Italia gli esempi di espressione di un’elevata cultura scientifica nel corso della storia non mancano certamente; basta ricordare un nome tra tutti, Galileo Galilei, fondatore proprio di quel metodo scientifico sperimentale che è la base della ricerca che oggi viene comunemente applicata. Ma senza andare troppo indietro nel tempo possiamo citare diversi importanti premi nobel che l’Italia ha avuto in diversi campi dell’indagine scientifica: Golgi, Marconi, Fermi, Natta, Dulbecco, Montalcini, Rubbia, tanto per citarne alcuni.

Se riuscissimo a riappropriarci della consapevolezza di questa ricchezza nazionale, allora le scienze acquiserebbe una nuova vitalità che si trasformerebbe anche in benessere economico e quindi sociale. Non dimentichiamo infatti che i paesi con un elevato numero di brevetti sono anche potenze economiche e industriali.

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