La Fucina delle Scienze continua ad espandere la sua gamma di robot educativi, sempre grazie alle segnalazioni di Alfonso D’Ambrosio, cioé “quel gran genio del mio amico”, parafrasando Lucio Battisti 😉

Guarda la presentazione di OhBot fatta dalla Fucina delle Scienze

L’ultimo arrivato è OhBot, la testa robotica.

Si tratta di un robot che grazie alla presenza di sette motori è in grado di muovere in modo indipendente diverse sue parti: la testa intera, gli occhi, le palpebre e le labbra. Il tutto è comandato da un microcontrollore, chiamato OhBrain e basato su Arduino, che è fissato alla base della testa.

È realizzato in materiale plastico, sebbene io abbia visto in internet anche una versione in legno compensato, che a mio parere è più “calda” e “naturale”.

OhBot è stato creato nel 2015 attraverso un’iniziativa di crowdfunding da due inglesi, Mat Walker, esperto di robotica, e Dan Warner, insegnante della scuola primaria e specialista ICT. OhBot è stato presentato al BETT Show di Londra nel 2016 giungendo in finale al premio per l’innovazione.

OhBot viene venduto in due versioni: il kit da montare e quello con il robot già assemblato. Io ho scelto il primo perché non volevo perdermi il gusto di costruirlo con le mie mani. Ho impiegato circa due ore, sebbene le istruzioni indicassero solo un’ora occorrente al montaggio. Infatti volendo rendere il più possibile i movimenti del robot fluidi sono necessarie diverse messe a punto.

Consiglio di seguire attentamente le istruzioni (ovvio! 😉 ), soprattutto per la parte relativa alle impostazioni dei motori. Infatti in questi casi è importante che prima di collegare la leva di collegamento tra testa e i relativi motori (ce ne sono due, uno per lo spostamento verticale ed uno orizzontale), bisogna premere il pulsante “reset” che si trova nel software e quindi muovere a mano la testa per portarla nella posizione corretta; questa procedura va ripetuta per tutte le altre parti della testa che si possono muovere (occhi, palpebre e labbra). Io avevo seguito effettivamente queste istruzioni ma non mi ero accorto che il software non aveva riconosciuto OhBot, sebbene lo avessi collegato tramite il cavo USB (non so per quale motivo). Sta di fatto che la testa non si muoveva in modo corretto e ho dovuto smontare di nuovo parte del robot per ripetere l’operazione di impostazione dei motori. Sigh! Per essere sicuri  che OhBot sia effettivamente collegato (tramite cavo USB) e riconosciuto dal software, leggete nella barra posta in basso nella finestra del software “OhBot is okay”.

Un’altra avvertenza che mi sento di consigliare è di montare i sensori, soprattutto quello per il tocco che hai il suo alloggiamento dietro alla testa, contestualmente alla costruzione del robot, sempre se avete acquistato i sensori insieme al robot. Questo perché l’alloggiamento è posizionato in un punto poco accessibile.

OhBot è consigliato per bambini a partire dai sette anni: è un’indicazione che non mi convince perché poco realistica data la presenza di alcune componenti molto piccoli (le viti) e quindi poco maneggevoli; inoltre è richiesto di dosare la propria forza con molta cautela nello stringere le viti per evitare rotture accidentali. Ci sono quindi una serie di operazioni manuali che a mio avviso sono poco adatte a bambini di questa età. Al contrario sono d’accordo sul fatto che la programmazione del robot possa iniziare dai sette anni essendo alla portata di bambini di questa età.

Sono disponibli tre kit differenti di accessori: la telecamera, un set di sensori e gli occhi che si illuminano. Io ho preso solo i primi due e devo dire che un po’ mi sono pentito perché gli ochi colorati possono dare al robot maggiore espressività.

I sensori sono tre: uno per la luce, uno sensibile al tocco, uno che rileva l’inclinazione. È previsto l’alloggiamento solo per il sensore al tocco dato che va collegato fisicamente alla piastrina metallica che funge da naso. Per gli altri due sensori viene lasciato spazio alla creatività del singolo costruttore. Nel mio caso ho posizionato il sensore dell’inclinazione sotto la telecamera, che a sua volta è stata montata sulla fronte: in questo modo i due dispositivi accessori seguono i movimenti della testa. Quello per la luce è stato fissato alla base del robot.

OhBot si programma grazie ad un software, che non è altro che la versione offline di Scratch in cui sono stati aggiunti dei blocchi specifici per il movimento dei motori, per il parlato e per i sensori. Il software si scarica dal sito. OhBot si collega al PC tramite un cavo USB fornito nella confezione. Poiché il robot assorbe fino ad 1 ampere di corrente, il cavo è dotato di due connettori che vanno inseriti in altrettante porte del PC per fornirgli più corrente possibile. Questo però vale se le porte sono della versione USB 2. Dietro suggerimento del produttore, Mat, ho provato a inserire un solo connettore nella porta USB 3 del mio portatile e OhBot funziona ugualmente bene.

Al momento il software è in lingua inglese, francese e olandese. Seppur ritengo utile far usare ai bambini un programma in inglese per favorire l’apprendimento di questa lingua, ho iniziato la traduzione in italiano e appena finito fornirò il relativo file al produttore per renderlo disponibile a tutti.

OhBot utilizza due tecnologie che gli consentano la comunicazione con l’essere umano: il text-to-speech o sintesi vocale, e il riconoscimento facciale. OhBot ha anche la possibilità del riconoscimento vocale ma è limitato all’inglese (e qualche altra lingua straniera) e a poche parole.

L’assistenza è molto efficiente. Finora le mie richieste via email sono state esaudite nel giro di qualche giorno dallo stesso Mat che sempre con grande cortesia ha risolto tutti i miei dubbi. C’è comunque un aiuto in linea che risponde alle prime necessità. E’ stata da poco creata una nuova community che prende il nome di OhBiverse dove si può trovare qualche semplice esempio di funzionamento da copiare.

Il costo è di 179 sterline più iva nella versione già montata, 139 sterline più iva in quella da montare. Gli accessori costano 29 sterline più iva ciascuno. Considerando che il cambio euro/sterilina in questi ultimi tempi è molto vantaggioso, il costo è decisamente abbordabile. Il software è gratuito per la singola licenza, a pagamento nel caso di licenze per una scuola.

In conclusione OhBot è un prodotto diverso dalla stragrande maggioranza dei robot presenti nel mercato education, in quanto punta tutto sulla possibilità di replicare il comportamento umano, anche se limitatamente al volto. Per questo motivo può essere paragonato, con le debite proporzioni, ai robot androidi tipo Nao, i quali sono sicuramente molto più sofisticati ma anche non alla portata di tutte le tasche.

Tra le possibili applicazioni di OhBot nel campo education che più mi affascinano c’è quella di permettere ai bambini di cominciare ad esplorare la comunicazione tra uomo e macchina e al tempo stesso investigare più approfonditamente l’espressività del volto umano.

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