di Alessandra Valdarnini

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Il termine STEM appare sempre più frequentemente usato ma il suo significato didattico va al di là della semplice somma delle parti.
All’atto pratico STEM è un curriculum basato sull’idea di educare i bambini sì nelle quattro discipline (Scienza Tecnologia Ingegneria e Matematica), ma con un approccio interdisciplinare e applicato. Le quattro discipline non sono più considerate in questa ottica come soggetti distinti, ma come facenti parti di un apprendimento coesivo e integrato. Le STEM permettono infatti di  incorporare intenzionalmente soggetti diversi.

La realtà, infatti, è variegata e complessa;  le materie di studio non possono essere intese come compartimenti stagni poiché si  interlacciano tra loro in un rapporto di interdipendenza. Nei primi anni della scuola primaria appare fondamentale dare una visione della complessità del reale attraverso progetti che si avvantaggino del supporto di tutte le discipline: aprire la mente del bambino significa aiutarlo a cogliere la visione di insieme, “smontando” e ricollocando le varie parti che la compongono nel campo di origine, come pezzi di un gigantesco puzzle. Le STEM permettono anche di attivare conoscenze precedenti, offrendo l’opportunità di organizzarle e connetterle per il loro riutilizzo.

L’area STEM genera un alto livello di interesse: negli studenti  la motivazione determina, dirige e sostiene il processo di apprendimento.
Fare STEM  significa promuovere dei bambini dinamiche cognitive attraverso situazioni di apprendimento reale, stimolanti in quanto autentiche e problematiche, in una sfida progettuale specifica. Nelle esperienze STEM la varietà delle sfide proposte va  a sostenere un pensiero profondo, un’indagine e un approccio integrato. Gli studenti hanno l’opportunità di sperimentare una varietà di strategie, di manipolare materiali diversi e di sviluppare competenze nell’uso di molteplici strumenti e attrezzature.

L’area STEM  sviluppa una serie di capacità di pensiero, ragionamento, investigazione e creatività che gli studenti possono utilizzare in tutte le aree della loro vita.  Se informazione vuol dire pluralità di contenuti, conoscenza significa capacità di cogliere le relazione tra i contenuti stessi. Compito dell’insegnante è quello di stimolare e mediare nella costruzione di una reale rete conoscitiva.

 

Nell’esperienza proposta è stata portata un’incubatrice a scuola all’interno della quale sono state deposte uova di galline ornamentali, nell’ottica appunto di un percorso nell’area STEM su più livelli e contenuti.

L’attività si è svolta in una classe 3a della Scuola Primaria ed ha avuto una durata complessiva di circa un mese. Il tempo biologicamente necessario per lo sviluppo dell’embrione e la schiusa ha costituito la cornice per lo svolgimento di tutte le attività connesse all’esperienza ed è diventato un elemento educativo perché l’attesa è un principio pedagogico fondamentale.

 

L’ambito scientifico, con lo studio degli esseri viventi in generale e degli ovipari in particolare (nel nostro caso gli avicoli), ha fornito il contesto di base dell’esperienza che si è allargata nell’ambito tecnologico con la costruzione di una incubatrice artigianale ed il relativo studio delle componenti.

Il linguaggio matematico con misurazioni, confronto e calcolo di percentuali, probabilità, misure diverse (temperatura, tempo, umidità, peso, grandezza ecc.) è stato utilizzato in maniera naturale e spontanea.
Se il focus è stato l’ambito STEM, il riferimento ad altre discipline è stato d’obbligo, sia per contestualizzare i contenuti nel tempo e nello spazio, sia perché la lingua si pone in maniera trasversale in ogni ambito disciplinare.

 

Non solo, comunicare e trasmettere diventano un obbligo e le attività linguistiche si arricchiscono di contenuti significativi ed emotivamente sentiti. I bambini hanno prodotto testi narrativi reali e fantastici, espositivi, regolativi, cronache, hanno giocato con rime, filastrocche e poesie, hanno scoperto proverbi e modi di dire, hanno cercato e trascritto ricette. Letture specifiche li hanno aiutati  a riflettere sul concetto di tempo, addomesticamento, legami, responsabilità.

 

Hanno riflettuto sul valore simbolico dell’uovo e la sua rappresentazione nel campo artistico, cimentandosi in copie e produzioni originali.

La curiosità e l’interesse dei bambini hanno portate a continue domande e riflessioni. Oltre a quelle specifiche sugli argomenti trattati, le più significative riguardano sicuramente le questioni esistenziali. Cosa sono la vita e la morte? Nelle scienze laboratoriali c’è sempre il rischio che un esperimento non riesca: nel nostro caso significava morte, dell’embrione o del pulcino e i bambini ne erano consapevoli.

Numerose le questioni etiche emerse in merito all’uso delle incubatrici “industriali” e all’allevamento intensivo. Quanto tutto ciò è naturale e quanto è indiscriminato o esasperato? Possiamo farne a meno?

 

I tempi, gli ambiti disciplinari e le caratteristiche del progetto hanno portato ad usare metodologie  attive di ricerca-azione, strategie euristiche, ricerca partecipata, learn by doing.

Brainstorning, ricerche di materiali, visione di audiovisivi, lavori a gruppi  sono stati un necessario supporto ed integrazione dell’esperienza.

 

Obiettivi come osservare, misurare, rappresentare, modellizzare, correlare, argomentare, indagare, ricercare, comunicare e documentare diventano concreti in quanto collocati in un reale contesto di apprendimento, in una situazione significativa.

 

Al termine dell’attività un questionario a risposte aperte ha permesso di verificare le conoscenze e le competenze acquisite.

La realizzazione di una mappa degli argomenti trattati ha rappresentato una reale sintesi e riflessione sul percorso svolto.

Le competenze più significative acquisite, tuttavia, si sono dimostrate quelle relative ai comportamenti e sono state rilevale tramite l’osservazione diretta.

Ho rilevato una maggiore autonomia con una conseguente capacità di organizzare meglio il proprio lavoro e di collaborare nei lavori di gruppo (ad esempio nella documentazione dell’attività), uno sviluppo dell’attenzione nei confronti di ciò che era esterno alla scuola ma riconducibile all’esperienza fatta, una allargata capacità di vedere la realtà ritrovando all’esterno quanto fatto in classe, un reale interesse per le cose, per i fenomeni e per i processi, un aumento della motivazione e del piacere di apprendere.

Sono nati dai bambini molti suggerimenti operativi sia nelle fasi specifiche dell’attività (anche come risoluzione di problemi) sia al termine. E’ stata loro l’idea di pesare i pulcini per monitorarne la crescita confrontandola nelle varie razze (brahma, cocincina, livornese ecc.), loro l’idea di condividere informazioni, foto e suggerimenti in un gruppo whatsapp, loro i nomi scelti per i pulcini in un processo tutt’altro che banale (acronimi, nomi di personaggi storici e/o mitologici, neologismi).

Si è pensato di utilizzare apparecchiature elettroniche per monitorare la schiusa (soprattutto notturna) e sono stati proprio i bambini a ipotizzare soluzioni come smart phone, web-cam e LittleBits. Nell’ipotesi fatta, dei sensori di suono e di movimento avrebbero azionato la web-cam per consentire monitoraggio e registrazione dell’evento anche a distanza.

L’esperienza, per la sua ricchezza, offre numerosi spunti per essere affrontata in modo diverso, ad esempio puntando l’attenzione su aspetti quali  calore e temperatura, umidità, apparecchi per la rilevazione dei dati (ad esempio uno psicrometro) ecc.. Personalmente rimando alla prossima occasione.

I pulcini sono stati adottati dai bambini e portati a casa dove vengono considerati al pari degli altri animali domestici. Come suggerito dai bambini, un gruppo whatsapp permette tuttora di condividere foto, curiosità, aneddoti, richieste e suggerimenti per l’allevamento,.

Nella consapevolezza che la decomposizione è parte del ciclo vitale, i tre pulcini morti e le uova non schiuse sono stati interrati, così come i gusci d’uovo tritati sono stati utilizzati come fertilizzante per le piante.

Tutta l’esperienza è documentata nei quaderni degli alunni, in un “libro” in formato A3 di sintesi, in filmati e video, sul web.

 

http://www.weturtle.org/project-detail.php?id=75

Nota

Si rimanda alle indicazioni della Pet Therapy ed in particolare alla AAE (Animal Assisted Education) per le valenze formative, didattiche e di sostegno date dalla presenza di animali a scuola.
 

 

 

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